Scheda di approfondimento sull’Obiettivo 15 – Vita sulla Terra

  1. Definizione dell’obiettivo

L’obiettivo 15, da attuare ovviamente in sinergia con gli altri sedici obiettivi, consiste nel proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile degli ecosistemi terrestri. Ciò significa contrastare la perdita di habitat e biodiversità, la desertificazione e la deforestazione, oltre che lo sfruttamento intensivo delle risorse del nostro Pianeta.

La biodiversità, cioè la “variabilità di tutti gli organismi viventi inclusi negli ecosistemi acquatici, terrestri e marini e nei complessi ecologici di cui essi sono parte”, è di assoluta importanza per la nostra sopravvivenza.

Molti elementi che noi diamo per scontati in realtà non lo sono per nulla e sono legati proprio alla presenza di biodiversità: dai batteri (che rendono il terreno fertile), agli impollinatori (indispensabili per la riproduzione delle piante), alle foreste e oceani (importanti “sequestratori” di carbonio), ogni essere vivente ed elemento naturale svolge una funzione fondamentale in questo meccanismo complesso che è la natura. Dal momento che gli organismi viventi interagiscono in ecosistemi dinamici, l’estinzione di una specie può avere un impatto di vasta portata sulla catena alimentare.

  1. Perdita di biodiversità

A causa di vari fattori, la maggior parte dei quali riconducibile all’azione umana, oggi la biodiversità degli ecosistemi è estremamente a rischio: circa un milione di specie (su un totale stimato di circa 8 milioni) è a rischio estinzione. Alcuni scienziati ritengono che stiamo vivendo la sesta estinzione di massa della storia.

Le principali cause della perdita di biodiversità sono: cambiamenti nell’uso del suolo e delle acque (ad esempio deforestazione, monocolture intensive, urbanizzazione, …); sfruttamento intensivo delle risorse come la sovrapesca e la caccia illegale; cambiamento climatico; inquinamento; specie aliene invasive.

Uno dei pilastri degli ecosistemi terrestri sono le foreste, che ricoprono circa il 30,7% della superficie terrestre, giocano un ruolo cruciale nella lotta al cambiamento climatico (assorbendo ogni anno il corrispondente di quasi 2 miliardi di tonnellate di ) e costituiscono l’habitat di oltre l’80% di tutte le specie terrestri di animali, piante e insetti. La deforestazione è la seconda principale causa del cambiamento climatico dopo i combustibili fossili quindi da essa dipende un’enorme perdita di biodiversità.

Tra il 1980 e il 2000 sono andati persi 100 milioni di ettari di foresta tropicale a causa di allevamenti di bestiame in America latina e piantagioni (la maggior parte per la produzione di olio di palma) nel Sud-Est asiatico.

La conversione di sempre più aree verdi in terreni agricoli e aree di pascolo è anche mossa dalla sempre maggiore domanda di cibo, dovuta all’aumento della popolazione mondiale (oltre che all’uso insostenibile e inefficiente delle risorse), che si stima passerà dagli attuali 7,6 miliardi a circa 10 miliardi di individui entro il 2050.

Senza importanti provvedimenti da parte non solo degli Stati e della comunità internazionale, ma anche degli individui, sarà quindi inevitabile il continuo aumento della deforestazione, la perdita di habitat, il degrado ed erosione del suolo, minore acqua pulita e rilascio di carbonio nell’atmosfera (che a sua volta contribuisce in maniera significativa ai cambiamenti climatici).

Altra causa della perdita di biodiversità è la sempre maggior presenza di specie alloctone, cioè specie che vengono introdotte (volontariamente o involontariamente) in aree geografiche diverse da quella originaria e vi si insediano stabilmente, interferendo anche in maniera significativa con le specie autoctone, mettendo quindi in pericolo l’ecosistema. Dal 1970 il numero di specie aliene invasive è aumentato del 70% in 21 Paesi.

ETHIOPIA Forests act as a source of food, medicine and fuel for more than a billion people and provide livelihoods for many indigenous women. In the photo, a woman from the Dorze tribe carries branches and leaves to sell at the local market. ©FAO/Tsigie Befekadu

Dalle foreste dipendono circa 1,6 miliardi di persone (di cui circa 70 milioni appartenenti a popolazioni indigene), perciò da una loro cattiva gestione possono risultare (e risultano) gravi violazioni dei diritti umani, come il mancato accesso all’acqua, al cibo e alla salute. Per godere dei basilari diritti umani riconosciuti internazionalmente un ambiente salubre è quindi un presupposto fondamentale.
Ai popoli indigeni viene chiaramente riconosciuto, all’art. 29 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, il diritto alla conservazione e protezione dell’ambiente e della capacità produttiva delle loro terre o territori e risorse.

  1. Misure della comunità internazionale

Per rispondere alle sfide che il contesto attuale ci pone, che sono tutte tra loro interdipendenti, la comunità internazionale si è mossa nel tentativo di contenere la perdita di biodiversità e gli effetti che ciò avrebbe sull’intero ecosistema terrestre.

A livello mondiale è di fondamentale importanza la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (1992), che ad oggi conta 196 Parti (tra cui l’Italia, che l’ha ratificata nel 1994, mentre l’anno prima è stata approvata dall’Unione Europea). I tre principali obiettivi di tale trattato sono la conservazione della biodiversità, il suo uso sostenibile e una condivisione equa e giusta dei benefici derivanti dall’uso delle risorse genetiche.

Nel corso delle Conferenze delle Parti che hanno avuto luogo sono state adottate diverse Decisioni volte ad implementare la Convenzione. Durante la prima conferenza (COP1) tenutasi nel 1994 a Nassau (Bahamas), è stato deciso il programma di lavoro a medio termine (per il periodo 1995-1997) che ha posto le basi per i successivi lavori e aggiornamenti. Durante la COP6 del 2002 è stato adottato il Piano strategico 2002-2010, sostituito dal più completo e aggiornato Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 adottato nel corso della COP10 tenutasi a Nagoya (Giappone) nel 2010.

Tale strategia fa pressione sui Governi affinché prendano provvedimenti importanti al fine di contrastare la perdita di biodiversità attraverso 20 fini (Aichi Biodiversity Targets), categorizzati in 5 obiettivi strategici:

    1. affrontare le cause sottostanti della perdita di biodiversità facendo sì che entri nel discorso pubblico attraverso il Governo e la società (quindi, ad esempio, far sì che entro il 2020 i cittadini si rendano conto del valore della biodiversità e delle azioni che possono fare per proteggerla e usufruirne in maniera sostenibile; inserire la questione della biodiversità all’interno di strategie nazionali di sviluppo locale e riduzione della povertà ed eliminare i sussidi ad attività che hanno un impatto negativo sulla biodiversità, al contempo incentivando la conservazione e il suo uso sostenibile);
    2. ridurre le pressioni dirette sulla biodiversità e promuoverne un utilizzo sostenibile (riduzione/eliminazione della deforestazione, degrado del suolo e sovrapesca, gestione sostenibile delle aree in cui è praticata agricoltura e acquacoltura, ecc.);
    3. migliorare lo stato della biodiversità salvaguardando gli ecosistemi, le specie e la diversità genetica (entro il 2020 evitare l’estinzione delle specie considerate minacciate e migliorarne lo stato di conservazione, mantenere la diversità genetica delle piante coltivate e degli animali selvatici/da allevamento, ecc.);
    4. estendere a tutti i benefici derivanti dalla biodiversità e dai cd. servizi ecosistemici (entro il 2020 garantire la salvaguardia di tutti gli ecosistemi che forniscono servizi essenziali e sono fonte di sostentamento delle persone, con particolare attenzione alle categorie in condizioni di vulnerabilità, donne, comunità locali e popoli indigeni, popolazione povera…); e. incrementare l’implementazione della Strategia attraverso una pianificazione partecipativa e gestione delle conoscenze.

A livello europeo si collocano all’interno del quadro delineato dalla Convenzione sulla diversità biologica del 1992 ad esempio la Strategia europea sulla biodiversità del 1998 e la sua versione più recente e completa (adottata nel 2011), che prevede sei obiettivi sinergici e interdipendenti e venti azioni volte ad arrestare la perdita di specie e habitat, proteggere e ripristinare la biodiversità, controllare ed eventualmente eradicare le specie esotiche invasive che danneggiano la biodiversità e incrementare il contributo dell’UE alla tutela e promozione della biodiversità mondiale entro il 2020.

A livello nazionale, invece, in coerenza con i principi della Convenzione sulla diversità biologica e per dare attuazione al Piano strategico 2002-2010, l’Italia ha adottato nel 2010 la Strategia nazionale per la biodiversità, successivamente aggiornata e implementata alla luce del nuovo Piano strategico 2011-2020 e dei relativi Aichi Biodiversity Targets.

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La Struttura della Strategia è articolata su tre tematiche cardine a cui sono associati altrettanti obiettivi strategici:

  1. Biodiversità e servizi ecosistemici, a cui si collega l’obiettivo di assicurare la protezione e conservazione della biodiversità per poter continuare a usufruire dei servizi ecosistemici di vitale importanza per l’uomo e le altre specie viventi;
  2. Biodiversità e cambiamenti climatici, che fa riferimento all’obiettivo di attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità in Italia prendendo misure volte ad aumentare la resilienza degli ecosistemi naturali;
  3. Biodiversità e politiche economiche, tematica legata all’obiettivo di integrare la conservazione della biodiversità nelle politiche economiche e di settore entro il 2020, per far comprendere il valore inestimabile della biodiversità – apportando benefici attraverso i numerosi servizi ecosistemici che offre – e indurre consapevolezza circa i costi che la loro perdita comporterebbe.

Per concludere, la biodiversità è fondamentale per tutti gli esseri viventi del Pianeta Terra e la sua mancata tutela comporterebbe gravi ripercussioni sui diritti umani in particolare di determinate categorie di persone più vulnerabili. È quindi di fondamentale importanza la diffusione e conoscenza degli obiettivi di sviluppo sostenibile da parte della popolazione mondiale, al fine di poter dare ognuno un contributo anche minimo, attraverso comportamenti individuali più consapevoli e sostenibili, per proteggere il nostro Pianeta.

Individually we are one drop. Together we are an ocean
Ryunosuke Satoro

Fonti:

  1. UN Convention on Biological Diversity, 1992.
  2. IPBES Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, 2019.
  3. Centro regionale di informazione delle NU, Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre (https://unric.org/it/obiettivo-15-proteggere-ripristinare-e-favorire-un-uso-sostenibile-dellecosistema-terrestre/)
  4. UN, UN Report: Nature’s Dangerous Decline ‘Unprecedented’; Species Extinction Rates ‘Accelerating’, 2019. (https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2019/05/nature-decline-unprecedented-report/)
  5. Human Rights Council, A/HRC/34/49, Report of the Special Rapporteur on the issue of human rights obligations relating to the enjoyment of a safe, clean, healthy and sustainable environment, 2017.
  6. Conference of the Parties, Piano strategico per la biodiversità 2011-2020. (https://www.cbd.int/kb/record/decision/12268)
  7. Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Strategia Nazionale per la Biodiversità, 2010.
  8. Commissione europea, La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020, 2011.

A cura di Veronica Calabrese

 

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