Siamo entrati da pochi mesi nel 2020: inizia qui il percorso per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile elaborati all’interno dell’Agenda 2030 dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite. Spesso, di fronte alle sfide globali che gli stati e gli individui sono chiamati a fronteggiare, l’impressione è quella di non avere dei riferimenti, non avere uno scopo finale. Non è così. Gli obiettivi e i target raccolti in questa Agenda rappresentano una risposta universale alla domanda “Qual è il mondo in cui vorrei vivere?”.

L’Agenda muove da cinque pilastri, cinque aree tematiche che costituiscono le fondamenta del progetto. Uno di questi è il Pianeta, lo spazio nel quale gli obiettivi devono prendere forma e realizzarsi. La Risoluzione1 a riguardo afferma: “Siamo determinati a proteggere il pianeta dalla degradazione, attraverso un consumo ed una produzione consapevoli, gestendo le sue risorse naturali in maniera sostenibile e adottando misure urgenti riguardo il cambiamento climatico, in modo che esso possa soddisfare i bisogni delle generazioni presenti e di quelle future.”.

In relazione a questo grande ambito la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile2 ha individuato una serie di scelte strategiche, ossia degli aspetti di rilievo da cui partire per rendere effettivi gli impegni sottoscritti. La strategia si concentra sulla perdita della biodiversità, sulla gestione delle risorse naturali, sulle comunità e i territori. Nello specifico, il terzo punto della strategia si propone di “Creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi e i beni culturali” attraverso una revisione delle modalità di costruzione e progettazione degli edifici, delle infrastrutture e degli spazi aperti, nel rispetto del capitale naturale, in un’ottica di sostenibilità e inclusione.

Direttamente connesso con l’area relativa al Pianeta si configura l’Obiettivo n°13, dedicato alla lotta al cambiamento climatico e alle sue conseguenze attraverso l’integrazione di misure di impatto volte a questo scopo nelle politiche, nelle strategie e nelle pianificazioni a tutti livelli. Si tratta di un obiettivo complesso e articolato, in quanto si occupa di un tema multidimensionale che tocca non solo aspetti puramente ambientali, ma che si ripercuote anche a livello economico e sociale.

Per questa ragione un ruolo fondamentale è giocato dagli interlinkages, ossia quei legami fra gli obiettivi che consentono di avere un’analisi più completa sull’intersezione fra le problematiche considerate, sui punti critici e gli snodi possibili. Inoltre, essi aiutano “a individuare le interrelazioni tra gli indicatori statistici, a supporto dei processi attivi e delle politiche.3”.

Uno dei Goal che presenta una forte correlazione con il 13 è l’Obiettivo n°11, dedicato alla sostenibilitàurbana, in particolare alla progettazione di città e insediamenti umani “inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”. I target ad esso relativi pongono attenzione ai quartieri poveri e ai paesi meno sviluppati, ai sistemi di trasporto, all’urbanizzazione inclusiva e partecipativa, al patrimonio culturale e naturale, agli spazi verdi e pubblici, alle calamità naturali, alla sicurezza e ai legami fra aree urbane e rurali.

La dipendenza fra i due goals è data dall’aumento di persone che si concentrano nelle aree urbane, da cui deriva un elevato consumo energetico e una consistente quota di emissioni di carbonio. Al contrario, le aree più rurali e marginali si stanno spopolando e il rischio è che in quelle zone non vengano garantiti alloggi sicuri, tutele dalla criminalità e dalle molestie, accessibilità, trasporti ed inclusione.

La questione è fortemente correlata anche con il tema dei diritti umani: non si tratta solo di “salvare il pianeta”. L’urgenza, senza voler essere catastrofici, non è legata alla mera sopravvivenza dell’uomo; ma ha a che fare con una necessità più profonda, che mira ad intraprendere la ricerca di uno stile di vita completamente ripensato in un’ottica inclusiva, di benessere, in tutte le forme in cui questo può essere inteso e può esprimersi. L’inclusione non riguarda solo gli individui, le fasce più deboli e le categorie più vulnerabili, ma coinvolge anche l’ambiente che ci circonda. Significa instaurare un rapporto con la Terra che le consenta non solo di mantenerci in vita e di garantirci un futuro vivibile, ma anche di riprodursi e di mantenersi in vita.

Una risposta a questa esigenza di sostenibilità urbana per contrastare il cambiamento climatico è arrivata dalla cosiddetta “architettura sostenibile”, di cui l’architetto Stefano Boeri è uno dei maggiori esponenti. In un’intervista4 spiega che “[…] i boschi e le foreste sono in grado di assorbire quasi il 40% dell’anidride carbonica prodotta dalle città. Per queste ragioni la sfida di moltiplicare il numero di alberi e ampliare le superfici vegetali nei contesti urbani deve diventare una priorità nelle agende di governi e istituzionali internazionali.”.

Concretamente, l’idea dell’architetto si traduce nella “Città foresta”, ossia una città smart, che pone attenzione alla mobilità, alle infrastrutture e alla sostenibilità energetica, ma che coniuga questi aspetti con l’elemento vegetale e fa di quest’ultimo una caratteristica costitutiva della città. Naturalmente, il risultato non sarà ammirevole solo da un punto di vista architettonico, ma, come Stefano Boeri afferma, la forestazione urbana “consentirà di contribuire a migliorare la qualità dell’aria, ridurre la temperatura media, generare una barriera al rumore e alle polveri sottili e implementare la biodiversità delle specie viventi, creando un sistema di spazi vitali per gli uccelli, gli insetti e i piccoli animali che abitano il territorio locale. […] Si stima, inoltre, che gli alberi in un contesto urbano riescano a ridurre sensibilmente l’umidità e diminuire di circa due gradi la temperatura in estate, con evidenti ricadute positive sulla questione energetica e un impatto benefico sulla salute dei cittadini e sulla qualità della vita.”.

Quella dell’architetto è una visione d’insieme, in cui ci viene chiesto di riprogettare il nostro modo di abitare, il nostro senso di inserirci ed insediarci nell’ambiente in cui viviamo e di rivalutare le modalità con cui entriamo in contatto con esso. Si tratta di un investimento a lungo termine sui nostri diritti, sulla nostra salute e su quella del pianeta che ci ospita e deve entrare con forza nelle agende politiche. Il problema, secondo Boeri, sta nello scaturire “un’etica della responsabilità dei confronti del rapporto con la natura”, e non potrebbe essere altrimenti. Ci si occupa, e preoccupa, di qualcosa o di qualcuno quando ci si sente responsabili nei suoi confronti. Questo senso di responsabilità può originare da un legame profondo con una situazione o da un sentimento provato nei confronti di una persona; ma se così non dovesse essere, l’etica deve spingerci a domandarci quali siano i diritti e i doveri che abbiano nei confronti della natura.

Uno dei progetti più recenti elaborati da Stefano Boeri e i suoi architetti è quello della Smart Forest City di Cancun5, in Messico, pensata per un’area di 557 ettari sui quali sarebbe stato costruito un grande centro commerciale. La Città potrà ospitare più di 100 mila abitanti che potranno godere di 362 ettari di superfici vegetali e 120 mila piante appartenenti a 350 specie diverse, all’insegna dell’innovazione tecnologica e della qualità ambientale. L’area accoglierà “dipartimenti universitari, organizzazioni, laboratori e aziende che nel mondo si stanno occupando dei grandi temi della sostenibilità ambientale e del futuro del pianeta.”.

La Città Foresta di Cancun si presenta come un insediamento autosufficiente dal punto di vista energetico grazie alla presenza di pannelli fotovoltaici e di un impianto che, tramite un canale sotterraneo collegato al mare, permette di utilizzare l’acqua al fine di sviluppare un’economia circolare. Per quanto riguarda la mobilità, è stato ideato un sistema di trasporti articolato che consente di spostarsi in modalità elettrica e semiautomatica, abbandonando i veicoli a combustione.

Appare evidente la presenza di alternative sostenibili e inclusive, in grado di rispondere alla multidimensionalità legata al fenomeno dei cambiamenti climatici. Ciò implica la necessità di assumere una nuova prospettiva nel percorso di sviluppo che stiamo affrontando, significa aprirsi a nuove possibilità che non possono far altro che migliorare la qualità della vita degli esseri umani e delle specie viventi. Tuttavia, questo mutamento deve coinvolgere progressivamente ognuno di noi in modo profondo e, se vogliamo, utopistico. Il singolo deve spingersi oltre al profitto, alla produzione e al consumo, nei termini in cui oggi questi concetti sono intesi. Serve una visione globale, dove la vita di ogni individuo vale e merita quanto la nostra.

A tal proposito, in linea con l’idea di riforestazione urbana, nel 2018 il Comune di Padova ha lanciato il progetto “Padova O26, che prevede la creazione di un polmone verde attraverso la messa a dimora di 10.000 nuovi alberi e arbusti. Questi ultimi, secondo le stime, “saranno in grado di sequestrare 150 t/ha/anno di CO2 per un totale di 1.125 t/anno”, senza contare i benefici che apporteranno in termini di biodiversità.

La proposta si è strutturata in tre fasi: la prima ha visto l’identificazione di 8 aree di intervento di proprietà comunale, in particolare zone inutilizzate o periferiche; nella seconda fase, tramite la modalità “Adotta un albero”, nel sito web www.wownature.eu e con la collaborazione dello spin-off dell’Università di Padova Etifor Srl7, i cittadini e le imprese hanno potuto sostenere la creazione dei nuovi boschi urbani e scegliere gli alberi da piantare nelle relative aree. L’ultima fase fa riferimento ad un’eventuale individuazione di nuove aree del territorio da coinvolgere nel progetto. Inoltre, “[…] tutte le aree incluse nel progetto PadovaO2 intraprenderanno il cammino verso la certificazione FSC® seguendo quindi i più alti standard di gestione forestale responsabile che assicurano che una foresta sia gestita nel rispetto di rigidi criteri ambientali, sociali ed economici.8. Ad oggi, due sono i boschi urbani inaugurati a Padova: uno a Mortise, dove sono stati piantati 450 alberi, e una a Chiesanuova, con altri 5509.

Padova O2 non è l’unico progetto con il quale il Veneto ha cercato di rendere le città della Regione maggiormente sostenibili. Un’altra risposta a questa necessità è arrivata dall’idea dei “Boschi di Pianura”, la cui importanza è stata riaffermata di recente dalla Regione con la Carta di Sandrigo10. Nel documento si evidenzia che l’attuale pianura veneta era un tempo costituita da foresta, la cui distruzione ha interessato quasi la totalità della superficie originale. È necessario recuperare quegli spazi verdi che hanno un ruolo fondamentale in relazione a depurazione delle acque, qualità dell’aria, eventi alluvionali, benessere fisico e psichico delle persone, inclusione sociale e tutela della biodiversità. I boschi di pianura “coprono oggi solo lo 0,05% della pianura veneta! […] un obiettivo auspicabile e fattibile per il Veneto è quello di decuplicare la loro superficie entro il 2050, portandoli ad oltrepassare i 5.000 ha, avvicinandoci all’1% della superficie agricola.”. Un esempio concreto ha preso vita nel marzo 2018, con il bosco di pianura di Polverara: “L’area, oltre 14 mila metri quadri di proprietà comunale lungo via Riviera, nel tempo accoglierà circa duemila piante per diventare una vera e propria zona boschiva a servizio della collettività.”.11

Fra i progetti di maggior rilievo realizzati in Veneto non si può non citare quello di “Bosco Limite12, che costituisce la più grande area forestale d’infiltrazione della Regione. Il bosco, nato nel 2013 dalla collaborazione tra Etifor e l’azienda agricola proprietaria del terreno, ha permesso di far emergere le opportunità offerte dalla creazione in un bosco perpetuo e “trovare soluzioni alternative a diversi problemi presenti nel territorio della pianura padana: partendo dall’eccessivo sfruttamento dei terreni, fino ad arrivare all’utilizzo intensivo delle falde, passando per la perdita di biodiversità e l’aumentare degli inquinanti presenti nell’aria.”

2,5 ettari di terreno, coltivati a mais per 20 anni, sono stati convertiti in uno spazio economicamente sostenibile che oggi ospita 2300 alberi, scelti appositamente per ricreare l’ambiente tipico della foresta della Pianura Padana, e più di 20 specie di animali diversi. Inoltre, “il progetto ha previsto la creazione della più grande Area Forestale d’Infiltrazione (AFI) del Veneto, con 1.200 metri di percorsi d’acqua che permettono l’infiltrazione di 1 milione di metri cubi di acqua l’anno.”.

Il risultato è stata la realizzazione di un’economia circolare fondata sul rapporto tra il bosco e l’acqua, secondo la quale il primo protegge la seconda, riducendo l’impatto delle sostanze chimiche, migliorando quantità e qualità delle risorse idriche della zona, producendo biomassa, favorendo la biodiversità e catturando ogni anno 50 tonnellate di anidride carbonica; mentre l’acqua consente l’irrigazione del verde. Per di più, l’area di 25.000 metri quadrati ospita oggi più di 20 specie di uccelli.

A cura di Mara Battistella

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  1. Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, Nazioni Unite, 2015 https://unric.org/it/agenda-2030-onu-italia/
  2. Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 2017,http://www.minambiente.it/pagina/la-strategia-nazionale-lo-sviluppo-sostenibile
  3. Rapporto SDGs 2019, Istat,https://www.istat.it/it/files//2019/04/SDGs_2019.pdf
  4. Architettura sostenibile: il progetto della Città Foresta, Grazia Giordano per LongTerm Economy, 2018,https://www.stefanoboeriarchitetti.net/wp-content/uploads/2018/08/201807-AMB_intervista-Boeri_4pagg.pdf
  5. Smart Forest City Cancun, Stefano Boeri, 2020, https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/smart-forest-city-cancun/
  6. Progetto di riforestazione urbana “Padova O2, Rete Civica del Comune di Padova, 2019,http://www.padovanet.it/informazione/progetto-di-riforestazione-urbana-padova-o2
  7. https://www.etifor.com/it/
  8. Nascono le prime foreste “Padova O2” in città, Il Bo Live, 2019 https://ilbolive.unipd.it/it/event/nascono-prime-foreste-padova-o2-citta
  9. Tutto il verde di Padova: piantati altri 550 alberi per creare un nuovo bosco urbano, Padova Oggi, 2020,http://www.padovaoggi.it/attualita/foreste-citta-nuovi-alberi-padova-o2-chiesanuova-08-febbraio-2020.html
  10. Carta di Sandrigo, Stati generali dei Boschi di Pianura, 2017,https://www.venetoagricoltura.org/wpcontent/uploads/2018/01/Carta-di-Sandrigo-def.pdf
  11. Prime piante del bosco di pianura, Il Mattino di Padova, Martina Maniero, 2018https://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2018/03/26/news/prime-piante-del-bosco-di-pianura-1.16639458
  12. Bosco Limite, la natura fuori porta, Etifor Srl, https://www.etifor.com/it/portfolio/boscolimite/

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