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Le più recenti ricerche socio-antropologiche sul campo, e in particolare le valutazioni dei numerosi progetti e campagne attuati nei paesi africani dove questa pratica è diffusa a partire dalla fine degli anni Settanta, hanno definito le mutilazioni dei genitali femminili come una convenzione sociale fortemente significativa per la costruzione identitaria delle donne e il mantenimento delle relazioni di genere, familiari e comunitarie.
Proprio per questo l’abbandono della pratica non è una decisione puramente individuale e razionale, ma una scelta nella quale entrano in campo dimensioni sociali, relazionali, psicologiche e affettive complesse. Il percorso verso l’abbandono della pratica deve perciò necessariamente coinvolgere tutti gli attori di riferimento affinché tale decisione possa estrinsecarsi, consolidarsi, resistere e diventare duratura.
ll progetto, promosso da AIDOS e sviluppato in collaborazione con numerosi partner in Veneto (Associazione Diritti Umani - Sviluppo Umano, Regione Veneto - Assessorato alle Politiche di Bilancio con delega alla Cooperazione allo sviluppo, ai diritti umani e alle pari opportunità, ULSS 16 - Struttura Alta Professionalità Immigrazione, ANOLF – CISL) e Friuli Venezia Giulia (Associazione Culture Aperte, Regione Friuli Venezia Giulia - Assessorato all'Istruzione, Sport, cultura, Pace che ha anche le deleghe per la Cooperazione allo sviluppo e l'Immigrazione, l’ENFAP, Ente nazionale formazione addestramento professionale - sede regionale, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Burlo Garofano), si propone quindi di costruire un ambiente socio-culturale che favorisca il cambiamento dei comportamenti dei/delle migranti di origine africana rispetto alla pratica attraverso una metodologia integrata, tra le diverse attività del progetto. In particolare:
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la costruzione di un ampio Tavolo di coordinamento regionale permetterà il coinvolgimento attivo dei rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni che a vario titolo hanno contatto con le persone migranti, assicurando un’ampia condivisione dell’approccio del progetto nonché la condivisione delle priorità e delle esperienze delle singole istituzioni;
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la mappatura attraverso la ricerca-azione, attraverso l'utilizzo lo strumento dell’intervista a testimoni privilegiati e a soggetti appartenenti alle comunità immigrate e focus group, permetterà di osservare il campo dei processi decisionali che circondano la pratica delle mutilazioni dei genitali femminili nell’esperienza della migrazione;
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la campagna di informazione e sensibilizzazione curata da AIDOS, in collaborazione con i partner locali ADUSU e Culture Aperte e con il contributo dei Tavoli regionali di coordinamento, sarà rivolta ai migranti, donne, uomini e minori provenienti da paesi dove è diffusa la pratica, già residenti in Italia e si strutturerà secondo due direttrici, diretta e indiretta. L’informazione e sensibilizzazione diretta prevederà la realizzazione di strumenti che sollecitino il dibattito e una diversa percezione delle mutilazioni dei genitali femminili presso le comunità migranti come pure presso i professionisti in contatto con tali comunità. L’informazione e sensibilizzazione indiretta prevederà la produzione di strumenti di informazione sui diversi “dilemmi” che circondano la pratica, mirati agli uomini e alle donne, ai/lle giovani, nonché a tutti gli attori istituzionali in contatto a vario titolo con le persone migranti, con l’obiettivo di rispondere ai bisogni di informazione che non trovano a volte canale per esprimersi.
Il risultato atteso a conclusione del progetto è la prevenzione e il contrasto delle pratiche delle mutilazioni dei genitali femminili presso le popolazioni migranti, attraverso la costruzione di un ambiente socio-culturale (enabling environment) che permetta di cambiare tale convenzione sociale e quindi l'abbandono della pratica.
Nell’ambito del progetto all'Associazione Diritti Umani - Sviluppo Umano (ADUSU) saranno affidate:
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l'attività di segreteria del Tavolo di coordinamento regionale nel Veneto;
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l’ideazione, il coordinamento, l’attuazione, in collaborazione con Culture Aperte di Trieste per il territorio del Friuli Venezia Giulia, e l’elaborazione dei risultati della ricerca-azione;
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la partecipazione alle attività di formazione per la sezione relativa ai diritti umani e agli strumenti legislativi con propri esperti ricercatori presso il Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli dell’Università degli Studi di Padova;
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il contributo all’elaborazione dei messaggi e contenuti degli strumenti di informazione e sensibilizzazione in base ai risultati della ricerca/azione.
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